
Il campo elettrico è una
grandezza fisica che descrive l'azione esercitata da una carica
elettrica sullo spazio circostante. Si manifesta sotto forma di una
forza che agisce su altre cariche che si trovano nella regione dove è presente
il campo. In natura sono presenti due tipi di cariche elettriche, indicate
convenzionalmente con il segno + e - . La forza è di tipo attrattivo per cariche
di segno opposto e repulsiva per cariche dello stesso segno. La carica positiva
elementare è associata a una particella chiamata protone,
costituente, assieme al neutrone di carica nulla, del nucleo
atomico. La carica negativa elementare è invece associata
all'elettrone.
In teoria il campo elettrico prodotto da una carica
si estende a distanze infinitamente grandi, in pratica, poichè diminuisce in
modo proporzionale al quadrato della distanza, allontanandosi a sufficienza
dalla sorgente i suoi effetti diventano trascurabili. Ovviamente la distanza
oltre la quale il campo può ritenersi trascurabile dipende dall'intensità della
sorgente e da cosa si intende per 'trascurabile'. Il campo elettrico è una
grandezza vettoriale, nel senso che, in un qualsiasi punto
dello spazio, può essere rappresentato mediante una freccia che ne indica
intensità, direzione e verso.
Un modo molto intuitivo di rappresentare il campo elettrico è quello delle
linee di campo. Sono linee, tangenti in ogni punto ai vettori
di campo, che si addensano dove il campo è più intenso.

Assieme al campo elettrico si considera una nuova grandezza, detta potenziale elettrico (comunemente
tensione) il cui valore è espresso in Volt. In una regione di
spazio dove il campo è costante il suo valore si può ricavare dividendo il
potenziale misurato tra due punti per la distanza che li separa. In questo modo
l'unità di misura del campo elettrico è il Volt/metro. Ad esempio, tra due punti
distanti 0,1 m con una differenza di potenziale di 100 Volt ci sarà un campo
elettrico di 100/0,1=1000 Volt/metro.

La presenza di cariche libere di muoversi immerse in
un campo determina un moto ordinato delle stesse che si manifesta come
corrente elettrica. Nei metalli una parte degli elettroni può
muoversi liberamente, ecco perchè applicando agli estremi di un filo una
tensione si registra il passaggio di corrente.
In natura il campo elettrico è responsabile della
struttura atomica e dei legami molecolari.
Dalla formazione del legame ionico nei cristalli di sale da cucina, alle
complesse attività elettrochimiche della corteccia cerebrale, interviene quale
mediatore delle forze in gioco e delle informazioni scambiate determinando
strutura e funzione dei sistemi interessati.
Nelle applicazioni tecnologiche gli impighi del campo
elettrico sono innumerevoli. Dalle semplici lampadine ad incandescenza alle
performances delle più moderne apparecchiature elettroniche, le forze di natura
elettrica svolgono un ruolo essenziale.
Mentre il campo elettrico è generato dalle cariche
elettriche, il campo magnetico è
prodotto dalle correnti elettriche, cioè dal moto ordinato
delle cariche. Si manifesta come una forza che agisce su altre cariche in moto.
Un filo percorso da corrente è una sorgente di campo magnetico e, nello stesso
tempo, ne risente gli effetti. Esistono anche particolari materiali, come la
magnetite, che, a seguito di correnti a livello atomico, sono sorgenti naturali
di campo magnetico. A tutt'oggi non vi è conferma sperimentale dell'esistenza di
cariche magnetiche, anche se alcune teorie sulle particelle elementari le
contemplano.

Come il campo elettrico, anche quello magnetico è una
grandezza vettoriale (anche se con alcune peculiarità) e per rappresentarlo
possiamo ricorrere al metodo delle linee di campo. A causa della mancanza di
cariche magnetiche libere, le linee seguono sempre un percorso chiuso. L'unità
di misura del campo magnetico è l'ampere/metro, dove
l'ampere misura l'intensità di corrente elettrica. Anche per il
campo magnetico è possibile definire un potenziale ma, a causa delle peculiarità
cui accennavamo, la sua espressione è piuttosto complessa. Rimandiamo gli
interessati a testi di fisica universitari.
In natura il campo magnetico interviene nel
determinare variazioni fini dei livelli energetici degli atomi. Mentre, su scala
planetaria, si registra la presenza di un campo magnetico generato dalla Terra
la cui origine e le cui interazioni con l'ecosistema non sono ancora
completamente chiarite. Su scale ancora più grandi si osservano campi magnetici
di origine solare e galattica.
Nelle applicazioni tecnologiche i campi magnetici
sono utilizzati nell'industria come in campo medico. Dal motorino del rasoio
elettrico alle potenti elettromotrici, le peculiarità del campo magnetico sono
sfruttate per trasformare energia elettrica in energia meccanica o viceversa. In
alcuni casi il campo magnetico si produce come effetto secondario in dispositivi
in cui sono presenti forti correnti, come nelle cabine di trasformazione della
rete elettrica.
Il campo elettromagnetico è dato dalla presenza contemporanea di campi elettrici e
magnetici, tra loro connessi, in una certa regione di spazio. Nel XIX secolo si
scoprì che un campo elettrico variabile produce un campo magnetico anch'esso
variabile e viceversa. Il fisico scozzese J. C. Maxwell riuscì a compendiare le
leggi che governano i fenomeni elettrici e magnetici in quattro equazioni, dette
equazioni di Maxwell. Tali equazioni prevedono che il campo
elettromagnetico possa propagarsi sotto forma di onde con velocità, nel vuoto,
pari a circa 300.000 Km/s. Questa ipotesi ebbe conferma sperimentale ad opera
del fisico tedesco H. R. Hertz, che per primo le rilevò con un apparato di sua
invenzione. Da allora le onde elettromagnetiche furono dette
anche hertziane.
Un'onda elettromagnetica è
costituita da campi elettrici e magnetici che si propagano nello spazio
trasportando una certa quantità di energia. Nel caso più semplice, i campi
elettrico e magnetico oscillano con legge sinusoidale, sono perpendicolari tra
loro e alla direzione di propagazione. Come tutti i fenomeni ondulatori,
possiamo definire un periodo T e una lunghezza
d'onda l, rispettivamente come il tempo impigato dal campo (elettrico o magnetico
non fa differenza) a compiere un'oscillazione completa e la distanza più breve
che separa due punti in cui il campo assume valore massimo. Indicando con V la
velocità di propagazione dell'onda, vale la relazione
l = VxT. Ad
esempio, un'onda elettromagnetica con periodo pari a 0,000000001 secondi (un
miliardesimo di secondo, è un valore comune per le onde captate dai telefonini)
avrà una lunghezza d'onda l = 300.000.000 m/s x 0,000000001 s = 0,3 metri = 30 centimetri.
Questa formula può essere applicata qualunque sia la natura del fenomeno
ondulatorio.

Un'altra grandezza che caratterizza le onde è la
frequenza n, intesa come il numero di oscillazioni compiute in un
secondo. La frequenza, in onore del fisico tedesco, si misura in
Hertz (Hz), dove 1 Hz = 1/s. Tra periodo e frequenza vale la
relazione n =1/T.
Così l'onda esaminata prima avrà una frequenza n
= 1/0,000000001 s = 1.000.000.000 Hz.
L'ampiezza rappresenta invece la massima intensità della
grandezza fisica che costituisce l'onda. Nel caso delle onde elettromagnetiche
si considera il campo elettrico, essendo quello magnetico ad esso collegato. Si
distinguono inoltre le onde trasversali da quelle
longitudinali, le prime sono caratterizzate da grandezze che
oscillano perpendicolarmente alla direzione di propagazione, le seconde
parallelamente. Le onde elettromagnetiche sono trasversali, almeno quando si
propagano nell'aria o nel vuoto.

Le onde, sebbene non coinvolgano lo spostamento di
materia, trasportano energia e, qundi, potenza. In particolare alle onde
elettromagnetiche è associata una densità di potenza data dal
prodotto del campo elettrico E per il campo magnetico H e si esprime in
Watt/m2. Ad esempio, una parte di questa potenza è captata dalle
antenne per le ricezioni radio o dai pannelli solari fotovoltaici.
Una classificazione delle onde elettromagnetiche è
quella che prende in considerazione la loro frequenza. Si parte dalle onde di
frequenza molto prossima a zero fino ad arrivare a frequenze elevatissime.
L'insieme delle frequenze considerate prende il nome di spettro
elettromagnetico. Le diverse regioni in cui è suddiviso presentano
peculiarità proprie sia per quanto riguarda le proprietà delle onde che i
meccanismi di produzione e rilevamento.

Ad un estremo troviamo la regione delle onde
radio con lunghezze d'onda che vanno da alcuni Km a pochi cm,
sovrapponendosi in parte con la regione delle microonde.
L'infrarosso è percepito dagli esseri umani come una sensazione
di calore, mentre gli ultravioletti sono responsabili
dell'abbronzatura. Tra queste due regioni è compreso lo spettro
visibile, le uniche onde elettromagnetiche percepibili dall'occhio come
luce. Oltre gli ultravioletti troviamo la regione dei raggi X e
g, radiazioni molto energetiche e penetranti. Occorre tener presente che, a
frequenze più elevate, corrispondono energie maggiori secondo la relazione della
meccanica quantistica E = hn. Così, radiazioni di frequenza sufficientemente elevata,
hanno un'energia sufficiente per rompere i legami molecolari e ionizzare gli
atomi. In questo caso si parla di radiazioni ionizzanti (IR).
Convenzionalmente si fissa a = 300.000 GHz (GHz = gigahertz = un miliardo di
Hertz) la soglia al di sotto della quale le radiazioni si considerano
non ionizzanti (NIR).
In natura fenomeni fisici differenti danno lougo alla
produzione di onde elettromagnetiche che coprono l'intero spettro con intensità
diverse. Durante i temporali, i fulmini generano perturbazioni nel campo delle
onde radio, del visibile e dell'ultravioletto. Trasmutazioni nucleari sono
responsabili della emissione g delle sostanze radioattive, mentre corpi ad alta temperatura
emettono soprattutto nell'infrarosso. Il Sole emette su tutto lo spettro
elettromagnetico, anche se la maggior parte dell'energia si concentra nella
regione del visibile. Dal cosmo riceviamo invece una radiazione, detta
radiazione cosmica di fondo, che presenta un massimo nella regione delle
microonde. Anche il corpo umano emette radiazioni elettromagnetiche, soprattutto
infrarossi, e, nello stesso tempo può funzionare da antenna
ricevente.
Le applicazioni tecnologiche delle onde
elettromagnetiche sono numerosissime. Basti pensare al campo delle
telecomunicazioni per quanto riguarda le onde radio, ai forni a microonde, alle
lampade abbronzanti nella regione ultravioletta, alle apparecchiature mediche
per la diagnostica mediante raggi X e la cura dei tumori con radiazioni
g. L'elenco
potrebbe continuare per pagine.
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CLASSIFICAZIONI DELLE ONDE
ELETTROMAGNETICHE
Tutte le varie frequenze interessanti le trasmissioni radio-televisive sono
state classificate in un'assemblea internazionale delle Radio e
Telecomunicazioni tenutasi ad Atlantic City nel 1947.
Nella tabella che segue è riportata la suddivisione delle onde radio nelle
varie bande di frequenza, con le relative denominazioni secondo lo standard
IEEE(Institute of Elechtrical and Electronic Engineers ) Organizzazione
professionale USA -, adottato dall'ITU (International Telecommunication Union -
Agenzia delle Nazioni Unite-) appunto nel 1947.Lo spettro è suddiviso in nove bande di frequenza, designate da numeri interi
consecutivi
Lo spettro è suddiviso in nove bande di frequenza, designate da numeri interi
consecutivi
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Numero di banda
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Simbolo (Sigla)
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Gamma di frequenza
|
Gamma di lunghezza
d'onda
|
Definizione (onde ...)
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4
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VLF (Very Low Frequencies)
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da 3 KHz a 30 KHz
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da 100 Km a 10 Km
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miriametriche
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5
|
LF (Low Frequencies)
|
da 30 KHz a 300 KHz
|
da 10 Km a 1 Km
|
chilometriche
|
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6
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MF (Medium
Frequencies)
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da 300 KHz a 3000 KHz
|
da 1 Km a 0,1 Km
|
ettometriche
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7
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HF (High Frequencies)
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da 3 MHz a 30 MHz
|
da 100 m a 10 m
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decametriche
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8
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VHF (Very High
Frequencies)
|
da 30 MHz a 300 MHz
|
da 10 m a 1 m
|
metriche
|
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9
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UHF (Ultra High
Frequencies)
|
da 300 MHz a 3000 MHz
|
da 100 cm a 10 cm
|
decimetriche
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10
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SHF (Super High
Frequencies)
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da 3 GHz a 30 GHz
|
da 10 cm a 1 cm
|
centimetriche
|
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11
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EHF (Extra High
Frequencies)
|
da 30 GHz a 300 GHz
|
da 10 mm a 1 mm
|
millimetriche
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12
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microonde
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da 300 GHz a 3000 GHz
|
da 1 mm a 0,1 mm
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decimillimetriche
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E' d'uso comune distinguere anche tra:
Nella pratica le radio-onde vengono suddivise in:
onde lunghe(comprendendo le VLF
e le LF);
onde medie(corrispondenti alle
MF);
onde corte(corrispondenti alle
HF);
onde ultracorte(corrispondenti
alle frequenze superiori e cioè VHF, UHF, SHF, EHF).
Le spettro delle microonde viene ulteriormente suddiviso in bande che vengono
contraddistinte da una lettera dell'alfabeto, come nella tabella che segue:
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Banda (Simbolo )
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Frequenza
|
Lunghezza d'onda
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P
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da 0,22 GHz a 1
GHz
|
da 136,36 cm a 30
cm
|
|
L
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da 1 GHz a 2
GHz
|
da 30 cm a 15
cm
|
|
S
|
da 2 GHz a 4
GHz
|
da 15 cm a 7,5
cm
|
|
C
|
da 4 GHz a 8
GHz
|
da 7,5 cm a 3,75
cm
|
|
X
|
da 8 GHz a 12,5
GHz
|
da 3,75 cm a 2,4
cm
|
|
Ku
|
da 12,5 GHz a 18
GHz
|
da 2,4 cm a 1,67
cm
|
|
K
|
da 18 GHz a 26,5
GHz
|
da 1,67 cm a 1,13
cm
|
|
Ka
|
da 26,5 GHz a 40
GHz
|
da 1,13 cm a 0,75
cm
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I pedici che appaiono nei simboli delle bande Ku e Ka
stanno per "under" e "above" , indicando la posizione in frequenza
rispettivamente al di sotto e al di sopra della banda K .

ANTENNE RICETRASMITTENTI
In un'apparecchiatura radio l'antenna è un elemento molto importante. L'antenna del trasmettitore emette nello spazio
energia ad alta frequenza mentre l'antenna del ricevitore intercetta questa
energia trasformandola in elettricità. Se l'antenna non è esattamente della
giusta lunghezza, ossia accordata sulla frequenza utilizzata, le onde radio non
possono essere emesse efficacemente e possono perfino essere bloccate. In
impieghi ordinari, una buona antenna trasmittente può essere anche una buona
antenna ricevente e servire a tutte e due le funzioni.
Quando perviene sull'antenna, il segnale, si trasforma in
energia elettromagnetica perché, in base alle equazioni di Maxwell, una
perturbazione del campo elettrico dovuta alla continua variabilità data dalla
frequenza, determina una continua variazione del campo magnetico e viceversa,
dando così luogo a un'onda detta appunto elettromagnetica costituita da anelli
di campo magnetico che si alternano con anelli di campo elettrico ad essi
perpendicolari e viceversa.

Secondo la teoria quantistica tutte le particelle possono assumere un
comportamento di tipo ondulatorio, anche se tale comportamento può essere
sperimentalmente osservato solo per particelle subatomiche. Ad esempio, come
conseguenza della natura ondulatoria dell'elettrone, la struttura dell'atomo può
essere spiegata in termini di un sistema di onde stazionarie. Poiché il dualismo
onda-particella è un aspetto molto importante della fisica moderna, molti degli
sviluppi attuali si fondano sulla teoria delle onde e della propagazione per
onde.

L'antenna costituisce la terminazione di una
linea a radiofrequenza.
Lungo la linea viaggiano un'onda di tensione e di
corrente che giunte all'antenna determinano su di questa un'onda stazionaria di
tensione e di corrente i cui diagrammi sono rappresentati in basso nel caso di
un'antenna hertziana.

Moto ondulatorio Meccanismo di trasporto di energia che non implica
trasferimenti di materia. Sebbene non sia necessario che la materia si sposti da
un punto a un altro durante la propagazione ondosa, molti tipi di moti
ondulatori possono avvenire solo in presenza di materia. In ogni punto della
traiettoria dell'onda ha luogo uno spostamento periodico, o oscillazione,
intorno a una posizione media. Esempi di moto ondulatorio sono le vibrazioni
delle molecole dell'aria, responsabili della propagazione del suono
nell'atmosfera, e le onde del mare dovute a oscillazioni delle molecole d'acqua.
In ognuno di questi casi le particelle materiali oscillano intorno alla loro
posizione di equilibrio, ed è solamente l'energia quindi che si muove con
continuità in una sola direzione Onde di questo tipo, ossia che si propagano con
oscillazione di materia, sono dette meccaniche perché l'energia viene trasmessa
attraverso un mezzo meccanico. Le onde elettromagnetiche, che consistono in
variazioni periodiche dell'intensità del campo magnetico ed elettrico, possono
invece propagarsi nello spazio vuoto
La velocità di un'onda nella materia dipende dall'elasticità e dalla densità del
mezzo. In un'onda trasversale che si propaga lungo una corda fissa, ad esempio,
la velocità dipende dalla tensione della corda, e dalla sua massa per unità di
lunghezza. La velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche è costante
ed è pari a circa 300.000 km/s nel vuoto, ma si riduce nella materia.
Le onde si dicono trasversali o longitudinali a
seconda che la direzione di oscillazione sia parallela o perpendicolare rispetto
alla direzione di propagazione. Un'onda longitudinale può essere solo meccanica:
essa risulta infatti da successive compressioni (stati di densità e pressione
massimi) e rarefazioni (stati di densità e pressione minimi) del mezzo. Le onde
sonore ne sono un esempio tipico. Esempi di onde trasversali sono invece quelle
che si propagano lungo una corda tesa o le onde elettromagnetiche, come la luce,
i raggi X, o le onde radio.
La lunghezza d'onda è la distanza tra due creste
successive per le onde trasversali, e la distanza tra due compressioni
successive o due rarefazioni successive per le onde longitudinali. La frequenza
dell'onda è data dal numero di vibrazioni compiute in un secondo; la velocità di
propagazione è pari al prodotto della lunghezza d'onda per la frequenza.
L'elongazione massima di una vibrazione per le onde meccaniche è detta ampiezza
dell'onda; mentre nel caso delle onde elettromagnetiche l'ampiezza rappresenta
il valore più intenso del campo magnetico o del campo elettrico.
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TIPI DI ANTENNA
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I tipi di antenne includono le antenne a
frusta dette anche ad asta, le antenne a dipolo, le antenne Yagi-Uda, le antenne
a parabola, antenne a ciclo (loop) e così via.
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Antenne a frusta (asta)
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Sono Antenne non direzionali con sensibilità uguale in
qualsiasi senso.
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Antenna dipolo
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Usate da radioamatori e
altro ,principalmente in hf.
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Antenna di allineamento Yagi-Uda
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Hanno forte direttività e devono essere allineate nel
senso della stazione trasmettente. E' un'antenna a dipolo che integra gli
elementi di riflessione e direzione per dirigere e riflettere l'onda
radio.
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Parabola
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Usate per la ricezione
satellitare e atv. Queste antenne hanno forte direttività, usano
la potenza delle onde radio efficientemente e richiedono una registrazione molto
accurata.
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Antenna a loop (ciclo)
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Le antenne a ciclo intercettano i
cambiamenti del campo magnetico delle onde radio per propagarsi
perpendicolarmente in direzione dell'angolo retto del cerchio del
loop.
L'antenna di ricezione è disposta similmente in modo
da essere perpendicolare al campo magnetico delle onde
radio.
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Antenna dielettrica
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Antenne che usano la
ceramica dielettrica ad alta frequenza. Possono essere compatte e realizzare un
rendimento elevato..
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Ci sono antenne direzionali e
antenne non direzionali. Le antenne direzionali possono essere utilizzate
quando una delle parti in comunicazione ha postazione fissa. La direzionalità,
oltre a consentire una trasmissione efficiente a bassa emissione, evita
emissioni indesiderate nell'ambiente evitando la diffusione delle onde radio in
altri sensi. Le onde radio che si irradiano in un senso specifico sono
denominate beam (fascio). Le antenne non direzionali invece irradiano le onde
radio indesiderabili nell'ambiente oltre a raccogliere il rumore da ogni senso.
Tuttavia, con le antenne non direzionali la comunicazione è possibile in
qualsiasi senso si trovino le parti in comunicazione e ciò le rende adatte nelle
applicazioni mobili. Le antenne direzionali includono le antenne di
allineamento Yagi-Uda, le antenne a parabola e simili. Le antenne non
direzionali includono le antenne a frusta e simili. Il seguente diagramma
illustra la direttività delle antenne. Anche se qui non è indicato, le onde
radio si irradiano in tre dimensioni. Gli schemi direzionali del diagramma
mostrano la relativa intensità della resistenza massima in tutti i sensi del
campo, indicando così la direttività del campo elettrico.

Nello schema sopra riportato, vediamo che con l'antenna a
frusta (ship) le onde radio si irradiano in modo uguale in ogni senso, e quindi
parliamo di antenna non direzionale. Con l'antenna di allineamento Yagi-Uda e
l'antenna a parabola, le onde radio si irradiano in un senso specifico, e quindi
parliamo di antenne direzionali (antenne a fascio)
Lobo principale, lobo
laterale e lobo posteriore Se prendiamo come esempio l'antenna di
allineamento Yagi-Uda , il fascio più grande di radiazione nel senso prospettato
è il lobo principale e nel senso opposto la radiazione indesiderabile è
denominata lobo laterale. Un lobo laterale nel senso frontale al lobo principale
è denominato retro lobo.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Rapporto FB >>>>>>>>>> Se guardiamo il
modello direzionale Yagi-Uda, vediamo che questo genera un lobo principale e un
lobo posteriore. Il rapporto fra il lobo principale ed il lobo posteriore
denominato rapporto FB (Front/Back) esprime il livello di direttività
dell'antenna, e questo livello è indicato in decibel (dB). Di conseguenza più è
grande questo valore, migliori sono le prestazioni dell'antenna.
Un' antenna verticale a stilo ha un diagramma di
radiazione che nel piano orizzontale è una circonferenza e pertanto irradia in
tutte le direzioni del piano orizzontale.
Non è così per le antenne direttive le quali
manifestano una direzione preferenziale di trasmissione, come ad esempio
l'antenna Yagi costituita da più dipoli allineati.
E' possibile costituire quindi sistemi di antenne
a stilo organizzate in allineamenti paralleli e complanari allo scopo di
aumentarne la direttività, concentrando la maggior parte della loro energia
elettromagnetica emessa, in una direzione, o in alcune direzioni
preferenziali.
Sono detti broadside gli allineamenti di N dipoli
a mezz'onda, eccitati in fase, nei quali l'emissione ha luogo perpendicolarmente
al piano delle antenne, distanti l/2 fra loro ed in numero pari.
In questi allineamenti, il campo totale è N volte
più intenso di quello di un solo dipolo.
Sono detti endfire, gli allineamenti nei quali
l'emissione ha luogo lungo l'asse dei dipoli.
Appartengono a questa categoria, le antenne Yagi,
anche se vengono usate in ricezione.
Sono detti collineari gli allineamenti nei quali
n dipoli a mezz'onda sono posti tutti su una stessa retta ed in questo caso il
diagramma d'irradiazione è di forma circolare, cioè lo stesso di quello di una
sola antenna, però n volte più intenso.
Sono usate nei ripetitori radiotelevisivi.
Le cortine di antenne sono poi costituite da
allineamenti broadside e collineari insieme, quindi da n righe e N colonne di
antenne ed il guadagno è uguale a: G = 1,65 n N.
Se si vuole raddoppiare ulteriormente l'intensità
del campo, si può mettere uno schermo costituito da una rete metallica dietro la
cortina di dipoli e parallelamente ad essa, a distanza l/4.
Le cortine di antenne con schermo sono state
usate come antenne trasmittenti per i primi radar perché molto direttive.
SCELTA DELL'ANTENNA
Nella scelta dell'antenna, le
caratteristiche di direttività e di guadagno sono elementi importanti che
richiedono particolare attenzione. Inoltre a seconda delle specifiche, l'unità
di guadagno è espressa variamente in dBd, dB, e dBi e ciò può indurre in
confusione. Oltre a questo, poiché l'antenna è fatta di metallo e non ha un
circuito per l'amplificazione elettrica, il fatto che si possa parlare di
antenna con guadagno può sembrare un pò strano. >>>>>>>>>> Le antenne
possono concentrare in ingresso l'energia in un determinato senso, ma ci sono
differenze nel metodo di concentrazione secondo il tipo e fra antenne
differenti. E cioè, antenne che spandono l'energia in tutti i sensi, altre che
spandono l'energia verso il senso dell'altra parte in comunicazione, e antenne
direttive che concentrano l'energia in modo efficiente. Per definire le
differenze nella gamma delle antenne possiamo parlare di guadagno, più è alto il
guadagno più forte diventa la direttività, più forte é la direttività e maggiore
sarà la difficolta di allineamento. Il guadagno in antenna è espresso come
"rapporto di potenza ricevuta nel senso del massimo campo elettrico quando la
stessa potenza è immessa da un'antenna sotto test e ad un'antenna di
riferimento". Per esprimere il guadagno di un'antenna ci sono due metodi, uno
per mezzo di un'antenna isotropa come riferimento, l'altra usando un altro tipo
di antenna (solitamente un'antenna a dipolo a semi onda di lunghezza L/2) come
riferimento.
Quando come riferimento si usa
un'antenna isotropa, il
guadagno è denominato guadagno assoluto e l'unità usata è dBi. Quando si usa
come riferimento una antenna a dipolo a semi onda (L/2), il guadagno è
denominato guadagno relativo e l'unità usata è dBd.>>>>>
>>>>>Con il guadagno relativo, il
rapporto di guadagno assoluto dell'antenna utilizzata come riferimento e del
guadagno assoluto dell'antenna in questione è equivalente. Siccome il guadagno
assoluto dell'antenna a dipolo di lunghezza (L/2)
è 2,14 dBi, il guadagno relativo Gr dBd di un'antenna con guadagno assoluto di
Ga dBi di Ga è dato dal guadagno relativo Gr dBd = guadagno assoluto Ga dBi -
2,14 dB. In altre parole fra dBd e dBi il rapporto è 0 dBd = si ottiene 2,14
dBi. >>>>> Se una antenna specifica è 2,14 dBi,
significa che è equivalente ad una antenna ideale a dipolo di lunghezza a semi
onda.
Per guadagno in
antenna, le espressioni dBd e dB significano la stessa cosa, dBd è l'espressione
convenzionalmente più usata. Le antenne isotrope sono antenne teoretiche,
virtuali, che irradiano le onde con uguale intensità in tutti i sensi e hanno
direttività sferica.
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Impedenza corrispondente
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Nel connettere un'antenna ad un
circuito ad alta frequenza è necessario fornire efficientemente l'alimentazione
e assicurarsi che non si prospettino problemi di riflessione delle onde radio.
La riflessione si verifica quando l'impedenza della fonte del segnale e
l'impedenza dell'antenna non si abbinano, il loro raffronto è denominato
impedenza corrispondente. La riflessione è la situazione in cui una parte del
segnale inviato in direzione dell'antenna ritorna verso la fonte del segnale e
se questo è unito al segnale inerente, si possono presentare effetti
contrari. >>>>>>>>>> La specifica di un'antenna includerà sempre
"l'impedenza di ingresso: 50 ohm " o simili, così l'impedenza corrispondente
dovrà essere ottenuta sul circuito di collegamento in modo da abbinare questo
valore. È necessario inoltre abbinare questo valore sulla base dell'impedenza
del cavo usato. L'impedenza del cavo è decisa sempre per unità di impedenza e
capacità, in ogni caso i cavi presenti sul mercato indicano sempre questo
dato. Ci sono poi vari metodi di verificare l'impedenza corrispondente.
Tuttavia, poichè è un argomento molto implicato, si consiglia di far riferimento
ad un manuale competente in questa materia.
Onde stazionarie
Quando due onde con lunghezza d'onda e ampiezza
uguali viaggiano alla stessa velocità nello stesso mezzo, si forma un'onda
stazionaria. Ad esempio, se si annoda un'estremità di una corda a un muro e si
scuote l'altra estremità, si ha dopo poco la sovrapposizione dell'onda diretta e
di quella riflessa dal muro. Ammesso che la riflessione sia perfettamente
efficiente, l'onda riflessa risulta sfasata di mezza lunghezza d'onda rispetto
all'onda diretta. Per il fenomeno dell'interferenza le oscillazioni della corda
in ogni punto sono date dalla somma algebrica delle singole onde. I punti in cui
i massimi dell'una incontrano i minimi dell'altra rimangono fermi, e prendono il
nome di nodi. A metà strada tra un nodo e l'altro le onde si sovrappongono in
fase, e l'ampiezza dell'onda risultante è il doppio di quella dell'onda diretta;
tali punti si chiamano ventri. La corda risulta divisa dai nodi in una serie di
tratti lungo ciascuno una lunghezza d'onda, entro i quali la corda oscilla
trasversalmente.
Le corde degli strumenti musicali generano onde
stazionarie; una corda di violino, ad esempio, vibra generando un'onda
stazionaria con i nodi agli estremi, simultaneamente a una con tre nodi di cui
uno al centro, a un'altra con quattro nodi, e così via. La vibrazione a due nodi
produce la nota fondamentale, tutti gli altri modi di vibrazione generano le
armoniche successive.
Le onde stazionarie
si formano quando una linea non è adattata e di conseguenza parte o tutta la
potenza diretta verso il carico, dipendentemente dall’entità del disadattamento,
è riflessa verso il generatore. In questa situazione la potenza dissipata dal
carico è minore di quella che potrebbe dissipare se la linea fosse adattata cioè
se fosse presente lungo la linea solo l’onda progressiva, detta anche onda
incidente.
Per poter quantificare la potenza persa per disadattamento ed allargare
l’interesse della risposta ai non specialisti occorre rispondere alle seguenti
domande:
Che cos’è una linea di trasmissione?
Quando una linea si dice adattata?
Come si quantifica il disadattamento?
Che cos’è una linea di trasmissione?
Una linea di
trasmissione appare come un oggetto con due coppie di morsetti:
Questi oggetti sono diversi dai classici doppi bipoli: amplificatori,
trasformatori, impianti elettrici, eccetera. In questi quadripoli l’uscita
dipende istante per istante dall’ingresso, ed in condizioni di linearità la
dipendenza è di proporzionalità. Ciò significa che nei classici doppi bipoli il
tempo di propagazione è considerato nullo.
Quando l’oggetto con una o due coppie di morsetti ha dimensioni geometriche
comparabili con la lunghezza d’onda dei segnali considerati non è più possibile
ritenerlo né bipolo né doppio bipolo, ma rientra nella disciplina delle linee di
trasmissione perché diventa determinante il tempo di propagazione del segnale.
Nelle linee di trasmissione il tempo di propagazione è essenziale .
Come per ogni oggetto vi sono due modi per ricavare le caratteristiche:
rilievo sperimentale o calcolo matematico a partire dalla sua costituzione
interna. Ricavate le caratteristiche in un modo qualsiasi si può studiare come
l’oggetto si comporta inserito in un sistema. Comunque ci si arrivi il risultato
non cambia. Per rendere l’argomento più gradevole diamo le conclusioni dei
seguenti esperimenti:
L’onda elettromagnetica si propaga lungo la linea con una certa velocità
u. Quindi ad esempio se applicata all’ingresso non è presente
istantaneamente anche all’uscita.1
Il segnale può transitare in entrambi i sensi.2
Ne segue che in una sezione il segnale è la somma vettoriale delle tensioni.
La linea è particolarmente semplice da studiare quando è presente un solo
segnale, detto onda incidente verso il carico.
In una linea infinitamente lunga o molto lunga è pensabile di avere un solo
segnale. Infatti il segnale di un eventuale generatore alla fine della linea non
ci arriva mai o arriva dopo un tempo così lungo che l’esperimento è già finito
ed era presente solo il segnale trasmesso al generatore all’inizio della linea.
Nella linea infinitamente lunga, trascurando le perdite, si osserva che il
rapporto tra tensione vi e corrente ii è
costante.
In pratica è come se il generatore fosse terminato con una resistenza
apparente che non si vede, non è dissipativa, il cui valore (in Ohm) è
indipendente dalla frequenza, ma dipende esclusivamente dalle caratteristiche
geometriche della linea e dalla costante dielettrica dell’isolante, che
determinano i valori di induttanza L e di capacità C per unità di
lunghezza dx. La radice quadrata del rapporto (L/C) ha la dimensione di
una pura resistenza che prende il nome di resistenza caratteristica della
linea Ro.3
Poiché la linea infinitamente lunga si comporta come se fosse una resistenza
Ro, si potrà sostituire il tratto di linea con un Resistore di carico Rc
uguale al valore di Ro, senza che nulla cambi.
Quando una linea si dice adattata?
Quando è terminata
con un resistore Rc, uguale al valore di Ro.
La linea si comporta come se fosse infinitamente lunga, abbiamo un unica onda
elettromagnetica che si propaga, con velocità u, dal generatore al carico
e si manifestano lungo i fili tensioni e correnti. Ciò si esprime dicendo che la
linea è adattata. La tensione e la corrente sul carico sono uguali alla
tensione e corrente lungo la linea.
Come si quantifica il disadattamento.
Tutte le volte che Rc è
diversa da Ro le cose si complicano perché abbiamo riflessione,
cioè oltre al segnale che si propaga dal generatore al carico si ha anche un
segnale che si propaga dal carico al generatore, tensione e corrente riflessa
vr, ir. Le entità dei valori riflessi
dipendono da quanto Rc è diversa da Ro.
La tensione lungo la linea non è più costante, ma è uguale alla somma
vettoriale (legge delle tensioni)
mentre la corrente è uguale alla differenza vettoriale tra le correnti (legge delle correnti). Si formano lungo la linea onde
stazionarie di tensione e di corrente. La tensione stazionaria
vs è massima quando il vettore della tensione incidente e in
fase con il vettore della tensione riflessa ed è minima quando vi e
vr sono in opposizione. Lo stesso vale per le correnti.
Chiamasi SWR (Standing Wave Ratio) il rapporto tra il valore massimo e
minimo dell’onda stazionaria. In italiano si indica con ROS (Rapporto
Onda Stazionaria).
è sempre un numero reale
compreso tra 1 e infinito.
Potenza persa per onde stazionarie in funzione del disadattamento
Un altro modo per quantificare quanto la linea è disadattata o
adattata è il coefficiente di riflessione Γ cioè il rapporto tra la tensione
riflessa e la tensione incidente.
è reale o complesso a seconda che la linea sia terminata con una resistenza
Rc o con una impedenza Zc.
Il quadrato del coefficiente di riflessione indica il rapporto tra la potenza riflessa e quella
incidente, esprime quindi la frazione della potenza massima che la linea
potrebbe erogare se adattata e che non è utilizzata dal carico poiché
riflessa4
Appare evidente che SWR e Γ sono legati e sono due modi diversi per dire la
stessa cosa. È facilmente verificabile che:
Dalla relazione si nota che la riflessione è dipendente dal carico ed è
indipendente dal generatore.
Note
1) Data la presenza del dielettrico la velocità
di propagazione dell’onda lungo la linea è minore rispetto allo spazio libero.
u = c/(εr)0.5. In pratica nei cavi il tempo di
propagazione è circa 5-7 nS per metro.
2) Nei sistemi lineari i singoli segnali si comportano
come se fossero indipendenti l’uno dall’altro.
Tutti circuiti formati da resistenze, condensatori ed induttanze senza nucleo
ferromagnetico, sono lineari.
Siccome i fili sono formati da questi oggetti, le linee si comportano
linearmente. Cioè i segnali possono percorrere in senso opposto senza
interferire fra loro. La linearità è un fenomeno abbastanza comune nei circuiti
elettrici, ma non è per nulla un fenomeno naturale generale: due treni non
possono viaggiare in senso opposto sullo stesso binario senza interferire.
3) È anche detta impedenza caratteristica Zo
forse perché sulle linee reali, cioè con perdite dissipative, abbiamo in serie
all’induttanza la resistenza r del filo e la conduttanza g in
parallelo alla capacità tra i fili dovute al non perfetto isolamento del
dielettrico. Sembrerebbe quindi che l’impedenza caratteristica del cavo reale
sia:
ma poiché alle radiofrequenze anche per
linee reali l’impedenza caratteristica del cavo si riduce alla sola resistenza
caratteristica.
I cavi coassiali sono venduti con due valori di resistenza caratteristica: 50
e 75 Ohm.
4) Per i valori estremi di Rc, 0 Ohm linea in corto
circuito e linea aperta Rc=∞, tutta la potenza incidente ritorna verso il
generatore, Pi=Pr.
Nel caso di trasmettitori che, tramite linee alimentano le antenne, per
evitare che si danneggiano in caso di sconnessioni del carico, sono dotati di
protezioni contro valori di potenza riflessa superiore al 10% di
quell¡¯incidente. La norma europea ETSI 300-384 richiede per le linee di
trasmissione che la potenza nominale sia erogata su un carico che presenti un
disadattamento massimo τ=0.16, corrispondente ad una potenza riflessa pari ad un
quarantesimo della potenza incidente, ovvero 2.5%.
Termino con un concetto noto ma poco diffuso. L'immediatezza dell'accensione
del lampadario di casa ,dopo aver chiuso l'interruttore, è data dalla velocità
dell'onda e non certo dalla migrazione degli elettroni lungo filo. Se potessimo
colorare gli elettroni in prossimità dell'interruttore, noteremmo che
impiegherebbero ore per raggiungere la lampadina. Le cariche elettriche, hanno
tante cose da fare, sono sottoposte ad una forza e quindi ad un'accelerazione
dovute alla presenza del campo elettrico. Si muovono in un reticolo cristallino
urtano e rallentano disperdendo l'energia accumulata e riaccelerano nuovamente
in direzione nel campo esterno. È l'onda del campo elettrico che nella sua
propagazione mette in fibrillazione, se ci sono, i successivi elettroni che man
mano incontra lungo la linea a velocità prossima a quella della luce.
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Onde polarizzate orizzontalmente ed onde polarizzate
verticalmente
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Le onde radio irradiate dalle
antenne verticalmente rispetto alla terra sono denominate onde verticali. Nello
stesso modo, con le antenne disposte orizzontalmente il campo elettrico è
orizzontale rispetto alla terra, così queste ultime vengono definite onde
orizzontali. Oltre a queste anche le onde polarizzate circolarmente si usano,
per radiodiffusioni satellitare etc. In ogni caso se il piano di polarizzazione
di entrambe le antenne non si abbina, le onde radio non potranno essere
trasmesse e ricevute.

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